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Una giornata terribile


di iltiralatte
09.05.2025    |    3.945    |    3 4.9
"— Strano comunque che non te ne abbia mai parlato! Laura si passò una mano tra i capelli, un gesto istintivo, quasi nervoso..."
Marco aprì la porta di casa con un gesto abitudinario, ma qualcosa nell’atmosfera gli fece subito capire che quella sera non sarebbe stata come le altre.
Il silenzio era innaturale, quasi opprimente.
Avanzò di qualche passo, e fu allora che la vide.
Laura, sua moglie, era seduta sul divano, le spalle curve, il viso nascosto tra le mani mentre un tremito leggero percorreva il suo corpo.
I suoi lunghi capelli ondulati ricadevano sulle spalle in modo disordinato, il trucco rovinato lasciava intravedere tracce di una giornata difficile.
La sua figura, normalmente impeccabile, appariva discinta, come se si fosse sistemata in fretta o fosse stata colta di sorpresa.
Eppure, la sua bellezza rimaneva indiscutibile, una presenza magnetica che non aveva bisogno di perfezione per lasciare il segno.
La sua figura prosperosa, dal fascino indiscutibile, aveva sempre attirato sguardi ammirati.
Spesso gli uomini si voltavano per strada per osservarla anche da lontano e già questo semplice gesto era sufficiente a scatenare la sua gelosia-
Il suo portamento, normalmente sicuro e deciso, ora sembrava spezzato da qualcosa di più grande di lei.
Nonostante il momento di vulnerabilità, la sua bellezza rimaneva evidente: le sue lunghe ciocche ondulate cadevano sulle spalle con un’eleganza naturale, incorniciando un volto dai tratti armoniosi.
Un senso di allarme attraversò Marco.
Non era abituato a vedere sua moglie in queste condizioni.
Laura, sempre forte e sicura di sé, ora appariva fragile, scossa da una tristezza che lui non riusciva ancora a comprendere.
— Amore, cosa c’è?
— Che ti succede?
Le domandò, la voce intrisa di preoccupazione.
Lei sollevò appena il volto, rivelando occhi gonfi di lacrime.
— È stata una giornata terribile …
Sussurrò con un filo di voce.

Marco si avvicinò, il cuore che accelerava senza un motivo preciso.
Si sedette accanto a lei, prendendole dolcemente la mano.
— Dimmi tutto.
Laura prese un respiro tremante e abbassò lo sguardo, incapace di trattenere un nuovo singhiozzo.
— Stamattina Enrico, il mio collega mi ha detto che sono bella…
Sembrava si vergognasse di quella parola.
Un secondo forte singulto scosse tutta la sua persona.
Marco la guardò con attenzione, cercando di capire se dietro quel complimento ci fosse qualcosa di più.
— Beh, è un bel complimento …
Le sussurro lui tentando di darle un po’ di conforto.
Lei scosse appena la testa.
— Già … solo che poi ha provato ad accarezzarmi.
— Ovviamente l’ho respinto.
Marco si irrigidì.
Non gli piaceva per nulla l’idea di uomini che provavano a fare avances a sua moglie.
— Ti ha messo in difficoltà?
Domandò con voce tesa.
Laura fece un piccolo cenno con la testa.
— Sì … ma ho lasciato perdere.
— Ho pensato che fosse solo una giornata storta …
Fece una pausa, il respiro ancora spezzato, poi si strinse le braccia come a cercare conforto in sé stessa.
— Continua ti prego

— Cercavo un momento di normalità, un intervallo che mi distogliesse dalle inquietudini della mattinata.
— Seduta di fronte a Giovanni, il collega senior dell’ufficio. nella mensa aziendale, lo ascoltavo distrattamente mentre mi raccontava aneddoti di lavoro e scherzava con tono complice.
— Giovanni era un collega esperto, sempre cordiale e affabile, uno di quelli che sembrava conoscere tutti i meccanismi dell’ufficio e sapeva sempre come mettersi al centro delle conversazioni.
— Oggi, tuttavia, il suo atteggiamento sembrava leggermente diverso.
— Notai che lui mi guardava con un’intensità nuova, come se ogni sua parola celasse un sottointeso che non voleva palesare apertamente.

— Sei davvero bellissima oggi, te lo hanno già detto?
Domandò inclinando leggermente la testa con un sorriso sicuro.
.
— Gli sorrisi debolmente, tentando di mantenere il discorso leggero
— Solita giornata … niente di speciale.

— No, invece oggi hai qualcosa di diverso …
Giovanni abbassò il tono di voce, avvicinandosi appena.
Avvertii un lieve disagio crescere dentro di me.
Terminai di sorseggiare l’acqua dal bicchiere, per prendere tempo.
Gli occhi di Giovanni si incupirono per un istante, come se si stesse convincendo di qualcosa.
Fu allora che si sporse, cercando di baciarmi.
Marco insorse:
— Ma come si permette, ora vedo a dirgliene quattro,!
Laura lo bloccò:
— Non è finita sai?

Nel pomeriggio, Laura fu convocata dal capoufficio.
Non era insolito ricevere richiami o comunicazioni ma qualcosa nel tono della chiamata la mise subito in allerta.
Entrò nell’ufficio con passo cauto, cercando di mantenere un atteggiamento professionale.
— Sei stupenda oggi Laura, vieni avvicinati.
Comandò il capo, con un sorriso ambiguo che le fece gelare il sangue nelle vene.
Laura percepì un leggero disagio nel modo in cui lui la guardava, nello spazio ridotto tra di loro.
Poi, un gesto sfuggente … un tentativo di slacciarle la camicetta e di accarezzarle un seno.
Il battito del cuore di Laura accelerò.
Senza pensarci, fece un passo indietro, poi un altro.
— Dove credi di andare?
Domandò il capo:
— Scappa pure tanti tutte le mie segretarie, te compresa, dovranno soggiacermi-
— Vi scoperò tutte, te compresa è un mio diritto aziendalmente riconosciuto.
— Scappa adesso e raddoppierò la tua dose.
Le gridò con voce tesa, mentre lei si avviava rapidamente verso la porta.
Laura non si voltò.
Accelerò il passo, lasciandosi alle spalle quelle parole pesanti come macigni.
Marco era preoccupato:
— Non credi che sia il caso di dimetterti?
— Non posso sopportare l’idea che tu debba affrontare certe situazioni ogni giorno.

— Tu pensi che andarsene sia la soluzione?
Rispose Laura:
Sarebbe come ammettere di aver perso.
Marco non si arrese:
— Non è una questione di vittoria o sconfitta, è una questione di rispetto.
— Se lì dentro nessuno sa come comportarsi, non dovresti essere tu a pagarne il prezzo.
Laura ribatté:
— Lo so bene ma lasciare il lavoro significherebbe ricominciare da capo.
— Se non trovassi qualcosa di meglio?
— Se cadessi dalla padella nella brace?
— Questo mi vuole solo scopare una volta o due ma so di impieghi in cui i capi non si fermano almeno fino a quando non saranno certi di averti massa incinta, solo allora ti rendono a tuo marito
Marco era sempre deciso:
— Preferiresti restare in un ambiente dove devi guardarti le spalle continuamente?
Laura concluse:
— Non lo so.
— Sono confusa.
— Ho lavorato tanto per arrivare qui,
— Forse mi converrebbe soddisfare gli appetiti del capoufficio.
— Un’oretta chiusi a chiave assieme
— A te non direi nulla non ne soffriresti e dopo mi lascerebbe in pace
Marco stabilì:
— Io voglio solo che tu sia serena.
— Se per farlo dovessi decidere di scopare col tuo capo fallo pure, so che spesso succede negli uffici,
— Non dirmi quando lo farai ma non avere rimorsi neppure se dovesse diventare un’abitudine,
— Qualunque decisione prenderai, io sarò dalla tua parte.

Laura si sentiva ancora scossa dalla giornata.
— Non era finita!
— Ero appena tornata a casa quando ho udito suonare alla porta.
— Ho aperto e si è presentato Nico, il mio amante.
— Lo ho invitato a sedersi e gli ho riferito quanto ho detto a te,
Marcio impallidì ma per il momento tacque ascoltando l’amara recitazione di Laura.
— Ho capito Laura ed ho la soluzione.
Ha concluso Nico:
— A te serve un bambino,un figlio.
— Ora te lo faccio fare io.
Laura concluse:
— Non ne potevo più: mi sono distesa ed ho permesso che mi scopasse ma questa volta senza le solite precauzioni che normalmente usiamo proprio come quando ci siamo sposati.

Ora il viso di Marco era diventato paonazzo:
— Nico il mio migliore amico?
— Il mio testimone di nozze?

— Si Marco, proprio lui.
— Eravamo appena giunti al ristorante in cui abbiamo svolto il pranzo di nozze, te lo ricordi?
— Era l’’hotel Cornus Inn.
Gli spiegò
— Nico mi si è avvicinato per complimentarsi con me.
— Tu stavi intrattenendo gli altri ospiti e lui mi ha detto: “Marco ed io siamo come fratelli. Abbiamo sempre condiviso tutto ed ora, naturalmente, è giusto che anche tu faccia parte della condivisione.”
— “Ma che dici Nico?” gli ho risposto: “qui stiamo parlando di atti matrimoniali, non di oggetti.”
— Lui mi ha guardato ed ha concluso: “Se non vuoi far parte della comunione non importa. Però spiegherai tu a Marco il motivo per cui io non potrò più essere suo amico.”
— Che potevo fare?
— Sapevo quanto tu tenessi alla sua amicizia per cui mi sono lasciata convincere.
— Nico ha noleggiato una stanza e senza neppure togliermi l’abito bianco, mi ha farcita ben bene facendomi poi raggiungere il tavolo del banchetto con la pancina ben piena del suo seme.
— Da allora, due o tre volte la settimana, viene a rinnovare quella che è diventata una tradizione.
— Anche oggi lo ha fatto ma non ha usato profilattici e questo è pure il mio giorno fertile per cui, probabilmente, mi ha messo incinta dandomi appuntamento a domani per una replica di sicurezza.
— Strano comunque che non te ne abbia mai parlato!
Laura si passò una mano tra i capelli, un gesto istintivo, quasi nervoso.
Marco ascoltava allibito, sentì il peso delle parole di Laura abbattersi su di lui come un'onda improvvisa
— Con Nico farò poi i conti io: tu da domani non farti più toccare da lui.
Era incredulo, disorientato.
La confessione era definitiva, tagliente, eppure, dentro di sé, non riusciva a provare odio.
Guardò Laura che ora si era resa conto di essersi tradita

Lei si attendeva forse rabbia o una reazione violenta.
Marco provò solo un'infinita tenerezza per la sua ingenuità mescolata a un amore che, nonostante tutto, non voleva morire.
Si avvicinò, lentamente.
— Non posso odiarti; la colpa non è stata tua,
Le rivelò con una voce che Laura non si aspettava.
Lei lo fissò, incerta.
Aveva immaginato scenari di urla, rancore, accuse.
Mai un simile sguardo.
Marco sfiorò le sue mani con le proprie, un gesto che avrebbe potuto essere un addio ma che si rivelava invece essere una carezza.
— Ti ho sempre amata, per questo sono geloso,
Continuò, senza rabbia, senza veleno:
— Anche adesso, non riesco a smettere di farlo.
Laura sentì le lacrime affiorare, incapaci di trattenersi.
Una gratitudine improvvisa la colpì, spezzando la tensione che la aveva accompagnata per tutto quel giorno.
In un mondo che avrebbe dovuto giudicarla e condannarla, Marco la aveva perdonata.
Marco sentì il bisogno di stringerla, di cancellare in un solo gesto il dolore di quella confessione.
La sua dolcezza non era un gesto programmato, né una strategia per dimenticare.
Era puro istinto, il riflesso di un amore che, nonostante tutto, cercava ancora un appiglio.
Si avvicinò a Laura, le sue mani trovarono quelle di lei, e la donna non si sottrasse.
Furono baci, furono carezze: momenti sempre uguali per tutti gli innamorati.
Per la seconda volta, quel giorno. Laura si sentì privare di tutti i vestiti,

La Mani di Marco passavano rapaci dal suo viso alla sua femminilità in un crescendo di passione.
Le divaricò le gambe ma a questo punto Laura si sottrasse:
— Fermo, non vorrai imitare Nico vero?
— Domani ha detto che tornerà per completare l’inseminazione ed io voglio sapere chi sarà il papà del mio bambino.

La frase piombò nel silenzio come un macigno.
Marco rimase immobile, lo sguardo fisso su di lei, il cuore che per un attimo parve fermarsi.
Non riuscì neanche a parlare.
Nico.
Quel nome, quell’uomo, quell’ombra, colui che era stato il suo miglior amico ora era ovunque, anche in quello spazio che avrebbe dovuto essere solo ed unicamente loro.
Laura abbassò lo sguardo, forse intuendo di aver detto più di quanto avrebbe voluto.
Marco rimase fermo.
— Hai ragione ma che sia l’ultima volta che succede!
Poi, lentamente, ritrasse le sue mani voltandosi per dormire.

FINE



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